E’ davvero bello l’ultimo film di Sabina Guzzanti.
Lo è perché è un film corale che alterna momenti di grandi risate, intelligenti non serve neanche specificarlo, a momenti di grande profondità umana .
Dopo un’esperienza importante e di successo un gruppo di amici e colleghi, tutti attori chi più chi meno, si incontrano di nuovo ognuno con le proprie debolezze e il proprio vissuto per tornare a lavorare insieme .
La nobile causa che li riunisce è quella su cui si basa la trama del film, aiutare una cooperativa di pescatori di Su Pallosu, paesino sardo, a risolvere un problema che li affligge e che minaccia il loro lavoro: la scomparsa di tonnellate di aragoste.
Lo faranno attraverso uno spettacolo gratuito che dovrà sensibilizzare persone comuni e istituzioni.
Quello che si vede è il dietro le quinte dello spettacolo, il lavoro duro della compagnia che guardando al passato di Avanzi scopre i segni del tempo lasciati nella nostra società e dentro di sé.
Così sfilano uno dietro l’altro i vissuti personali di Pier Francesco Loche che non riesce più a credere in se stesso come attore, di una Cinzia Leone che dopo “il culo che si è fatta” per tornare a vivere ha cancellato una Cinzia Leone che era prima, di Antonello Fassari che è attore con la A maiuscola e non riesce a riproporre certi personaggi di una volta, di una Sabina Guzzanti che si appassiona alla storia di ex-operaio Fiat ed ex-sindacalista di Gianni Usai, il pescatore rappresentante della cooperativa di Su Pallosu.
Questo solo per citarne alcuni, perché ognuno attraversa la sua crisi personale sullo sfondo della crisi dell’Italia che come le persone è cambiata, troppo cambiata, giorno dopo giorno nella produzione televisiva e nel mondo dell’informazione.
C’è un filo di nostalgia e di rabbia nelle immagini che scorrono e un riflettere sul vissuto personale e collettivo.
Questo è quello che mi è piaciuto di più, questo è il filo rosso che collega tutti e che porta dritto dritto al finale in cui ogni spettatore si aspetta di vedere finalmente lo spettacolo.
E lì c’è il colpo di scena che io non vi svelo.
Vi dico solo che come suggerisce la Guzzanti anche la fantasia può aiutarci a cambiare il mondo.
Per concludere vi segnalo qualche momento imperdibile: la teoria del ricatto che Buco, il buco dell’ozono, fa a noi umani, quella di Cinzia Leone sulla produzione di polline da parte degli alberi in città che causano l' aggravarsi delle allergie e poi la storia del “brodo” raccontata da Pier Francesco Loche.
Non mi resta altro da dire…buona visione!
Ettorissimo
Un po’ in ritardo ma arriva.
Il mio post sulla Notte bianca di Roma datata 8 settembre.
Un appuntamento a cui non volevo assolutamente rinunciare e a cui, infatti, non ho rinunciato.
Che dire?
Manifestazione bellissima, peccato sia stato impossibile, e lo sarà sempre, coglierne la totalità.
Oltre al mal di piedi mi resta una sensazione di festa, piena di luci e colori, che ha invaso Roma e che penso faccia bene allo spirito umano.
Detto questo però voglio segnalarvi un paio di cose che sono ancora in corso e che vale la pena di visitare.
La prima è “Geisha Paint Project” una raccolta di dipinti realizzati da Luisa Montalto intorno al mondo delle geishe
Otto immagini a due dimensioni, piatte , giocate su pochi e semplici colori, con tratti grafici essenziali venati da un’ironico stile pop e fusi con l’iconografia tradizionale di questo affascinante universo femminile.
Sono il frutto di una lunga ricerca condotta dall’artista a partire dai primi anni ’90 sul mondo culturale giapponese con particolare interesse verso il cinema e le arti figurative.
La mostra in questione, curata da Leonardo Proietti, resterà aperta fino al 22 settembre presso l’Atelier Antichi kimono di Gloria Gobbi in Via di Monserrato 43B a pochi passi da Campo de’fiori, dove potrete trovare una ricca collezione di kimono originali giapponesi.
Non poteva esserci migliore location : alle immagini estremamente moderne della Montalto fanno da contrasto i ricami pregiati, le sete delicatissime di antichi ed originali kimono che sono il simbolo di una cultura assai distante dalla nostra, ma capace di catturarci totalmente.
Altra segnalazione importante.
A Villa Medici, sede dell’accademia di Francia oltre che una delle più belle ville di Roma, vi aspetta ancora “La notte nera” una vera e propria esperienza artistica che potrete vivere fino al 16 settembre.
Il percorso di questa particolarissima esposizione parte dall’atrio e attraversa tutte le sale delle gallerie fino alla piccola ma raffinata sala cinema dedicata a Michel Piccoli.
Si parte con “una mattina, al risveglio è spuntato il mondo” elementi d’arredo trafitti nel loro cuore dalle quattro colonne di questo ambiente.
Come non pensare ai primi raggi di sole che oltrepassano l’atmosfera e con la loro luce segnano il risveglio dell’attività umana?
Segue in una piccola stanza a sinistra dello scalone principale “Transtevere” di Mauro Lanza, una città materialmente tagliata in due seguendo il tragitto del fiume che la attraversa.
E poi finalmente si entra nelle Gallerie.
La prima sala con una serie di operazioni negative che creano lo spazio “altro”, l’alternativa, il contrario della e alla notte bianca, non nella sua integrità ma solo in un riflesso.. “un punto nero sulla pelle della notte bianca”.
Nella seconda sala un’ulteriore, in questo caso materiale, raffigurazione di “Transtevere”, e “Bosphore/Huang Pu” proiettato su uno schermo da attraversare per continuare il percorso.
Potrei raccontarvi quello che c’è oltre quello schermo, il percorso artistico che si snoda negli altri ambienti, ma preferisco lasciarvi la curiosità, la stessa che ho provato io quando sono giunto proprio in quel punto.
Sarà un motivo in più per recarvi a Villa Medici e scoprire fino in fondo “La notte nera”.
Ettorissimo