La vita è un soffio 23/03/2007 «

lunedì, 26 marzo 2007 - In ---> «

                                            

Pochi giorni per capire.

Per mio nonno è stato così. Un male oscuro lo stava corrodendo in silenzio, con passi felpati camminava dentro il suo corpo si faceva spazio tra i suoi organi.

Nessun rumore, nessun segnale.

Poi un passo sfuggito ha fatto rumore come un vetro che si sfrange in mille pezzi.

Come uno scoppio.

E allora dopo il rumore si cerca di riparare, ma non c’è più tempo.

Solo l’illusione.

Un’operazione riuscita che lo ha fatto vivere un giorno di più, forse due, forse tre.

Mio nonno amava la vita.

A 80 anni suonati saliva in macchina all’alba e andava in campagna  a lavorare, andava a caccia quando poteva. Come faceva suo padre, e come aveva fatto suo nonno.

E tutti lo ammiravano perchè nessuno era abile come lui, neanche quelli che avevano gambe forti quelli che potevano essere suoi figli o nipoti.

Era il nonno di tutti.

Poche ore per capire che si stava spegnendo.

Nessuna allucinazione per lui.

Cosciente fino all’ultimo minuto, con il bruciore della morte nello stomaco chiamava tutti noi e ad ognuno diceva quello che doveva dire. "Pensa a tuo figlio quando non ci sarò", "pensa a tuo padre quando non ci sarò".

E noi lì disperati a vederlo sofffire perché non potevamo fare altro.

E poi il respiro che si fa veloce, affannato, e poi si calma per poi ricominciare.

Fino a quando diventa un sospirare continuo e lui accoccolato in un angolo del letto con gli occhi chiusi respira piano, leggero, come se soffiasse.

Un soffio poi un altro e infine l’ultimo soffio. E la vita non c’è più.

La vita è un soffio.

L’ultimo che mio nonno ha emesso di fronte a suo figlio che è mio padre, a mia nonna, e a me quando era appena arrivato il giorno di S. Giuseppe.

E’ il soffio con cui oggi avrebbe spento le sue 82 candeline.

Ciao nonno e grazie per le parole che mi hai detto quando gli altri facevano fatica a capirmi.

Grazie per avermi regalato momenti di un’infanzia felice nella tua casa vicino la Rocca, grazie per essere stato così semplicemente grande per me e per tutti quelli che ti hanno conosciuto e che saputo della tu morte hanno pianto perché tu non la meritavi.

Grazie per avermi fatto capire che anche io ho il coraggio e grazie per avermi aspettato.

Se tu fossi morto senza di me  non avrei mai perdonato a me stesso la mia assenza.

E invece ero lì accanto a te a vederti per l’ultima volta.

A capire che la vita è un soffio

Ettore

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Patto sociale di corresponsabilità «

venerdì, 16 marzo 2007 - In ---> riflessioni, italiani brava gente, cronache per tutti i gusti «

                           

Cellulari usati a sproposito. Presidi e professori malmenati, ma anche autori di azioni sconcertanti verso i propri studenti.

E studenti giovani e giovanissimi maleducati e violenti.

Bulli.

Il mondo della scuola negli ultimi mesi è stato il teatro infernale di azioni esagerate che ha dato vita a dibattiti accesi in cui si sono contate innumerevoli posizioni scaturite da un’unica origine: studenti senza il senso della misura.

Colpe imputate alle cause più varie, dai videogames alla televisione.

Sarà pure vero che certi fenomeni, vedi alcuni giochi delle playstation o il  wrestling in tv, possono influenzare atteggiamenti violenti e smisurati, ma credo che il problema reale sia altrove.

A tale proposito c’è una novità proposta dal ministro Fioroni che mi sembra interessante.

Il Patto sociale di corresponsabilità.

Esso prevede che i genitori si assumano l’impegno di rispondere direttamente dell’operato dei propri figli qualora questi arrechino danni materiali o violino i regolamenti di istituto. Lo firmeranno all’atto dell’iscrizione o comunque all’inizio di ogni anno scolastico.

Non che io sia un Fioroni boys, anzi!

Però, supponendo che funzioni, credo che questo patto abbia un pregio non indifferente, anche se non dichiarato in modo esplicito:  responsabilizzare gli adulti. 

I genitori.

Del resto chi è che va a picchiare il preside o un professore per un brutto voto del figlio?

Chi è che permette ad un bambino di dieci anni di girare con l’ultimo modello di cellulare capace di fare filmati tecnicamente perfetti?

E chi è che permette che tutto passi come lecito e normale?

Stessa risposta per tutti i quesiti: i genitori.

In passato ho frequentato tante scuole come inviato di uno sfigato giornale di provincia e osservavo ragazzini dai 6 ai 18 anni. Spesso guardavo anche i loro genitori e lo faccio ancora quando cammino in città e li vedo fermi davanti alle scuole che aspettano la campanella d’uscita. E poi ho conoscenti di vario grado che lavorano nelle scuole o che le frequentano.  Non mi sfuggono mai i commenti.

Non voglio fare di tutta l’erba un fascio, ma mi sembra che il permissivismo e l’esagerato senso di protezione di certi genitori, il voler difendere sempre i propri figli di fronte ai loro errori, invece di fare in modo che li capiscano e li superino, sia la causa di episodi che riempiono le pagine dei giornali.

Parlo di quei genitori la cui unica preoccupazione è quella di far felici i propri discendenti con il telefonino più bello, con la scarpa firmata che il compagno di banco non ha ancora comprato con la competizione sfrenata nelle cose grandi e piccole della vita di tutti i giorni. Di quelli che trovano soprattutto nel denaro una soluzione a tanti problemi.  Spesso i figli sono bravi e belli perché sanno usare internet come i grandi, tanto da mettere un video su Youtube in un istante.

Eccoli: i figli sempre più grandi e intelligenti della loro età reale.

E i genitori invece più piccoli, irresponsabili.

Incapaci di educarli.

Ettorissimo

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Daniele Mastrogiacomo «

giovedì, 08 marzo 2007 - In ---> riflessioni, blogosfera, diritti&doveri, cronache per tutti i gusti «

            

             Liberatelo!

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Quel che resta del festival «

domenica, 04 marzo 2007 - In ---> tubi catodici, cronache per tutti i gusti «

                               

E’ finita.

La cinquantasettesima edizione del baraccone musicale e televisivo che ogni anno divide gli italiani si è conclusa con la vittoria di Simone Cristicchi.

Sanremo è proprio così: tutti lo snobbano, pronti a dire che ormai non ce n’è più bisogno, ma poi tutti a guardarlo di nascosto e a leggerne le cronache sui giornali.

E quest’anno, come sottolineava ieri la Comazzi sulla Stampa la gente è tornata  parlare non solo dello spettacolo, ma delle canzoni che da sempre dovrebbero essere le protagoniste assolute.

La serata di ieri si è caratterizzata soprattutto per le contestazioni alla giuria di qualità che con i suoi giudizi ha messo in imbarazzo i figli del festival di una volta come i fratelli Bella che proprio non ci stavano a lasciare il palco con una sufficienza striminzita o  Albano, il senatore a vita di Sanremo,  che cerca di sdrammatizzare facendo la parte di quello che non si lascia scalfire dai numeri.

Purtroppo, e dico purtroppo Albano, avrà la sua rivincita perché si piazzerà secondo.

E purtroppo, ripeto purtroppo, anche i Facchinetti si rifaranno con il loro immeritato sesto posto.

Tanto di cappello ai Velvet o a Nada che accettano i giudizi con lo spirito giusto.

Poche papere in questo Sanremo, certo c’è  stata la bestemmia dietro le quinte sui cui si è cercato di far cadere il silenzio e ieri lo scivolone della Hunziker che però si è trasformato in un momento simpatico.

Vince anzi stravince Cristicchi. Nel mio post di ieri lo davo per vincitore e sono felice per lui che ha sbancato vincendo anche il premio della critica.

Mi resta un po’ di amarezza per l'allegria malinconica di Tosca al settimo posto, Amalia Grè e Paolo Rossi oltre il decimo.

Su cinque che ne avevo pronosticato ne ho beccato due.

Cristicchi e Silvestri.

Il brutto è che gli altri li ho visti relegati in posti immeritati di fronte ad Albano e all’emigrante disperato.

Ecco:  per come erano andate le cinque serate questo festival mi era piaciuto, il finale ha rovinato tutto.

Cosa resterà di questa edizione?

Il milione di euro della Hunziker di fronte ai musicisti dell’orchestra pagati cinquanta euro al giorno, il ritorno di Dorelli, Milva e Concato, ma soprattutto Momo la perfetta sconosciuta che da trombata dell’anno arriva a realizzare il suo sogno e canta, grazie a Chiambretti, sul palco dell’Ariston.

Per lei si prevede un grande successo. Il tormentone dell’estate sarà , oltre ai ritmi caraibici della Paranza, “apri funtanela chiudi funtanela”.

Le mie cronache sanremesi si concludono, ho bisogno di qualche giorno per depurarmi e per ricominciare ad occuparmi di altro sul mio specchio.

Serio o faceto che sia.

Ettorissimo

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Sanremo recupera la tradizione: lo sforamento temporale! «

sabato, 03 marzo 2007 - In ---> tubi catodici, cronache per tutti i gusti «

                                        

Lo ammetto ieri sera ho ceduto a Morfeo a causa di una giornata di lavoro pesantina e di notti passate a tirar tardi per vedere festival e dopofestival.

Ma forse anche perchè dopo due serate condotte a ritmo svizzero (causa la sindrome Hunziker?) è tornato a farsi valere il meglio dell’italica tradizione: il ritardo!

Comunque tra un cedimento e l’altro ho visto belle performance.

Il Grande Battiato che per fortuna ha cantato prestissimo ed Elisa, la trasposizione umana di Lady Oscar nel giorno in cui si presenta al gran ballo del palazzo reale vestita da donna per l’unica volta nella sua vita.

Lady Oscar ha rubato giorni e giorni alla mia infanzia e anche in età più matura, rivedo l’intera serie ogni volta che la ritrasmettono e, lo ammetto di fronte a certe puntate mi faccio dei gran pianti. Elisa l’apprezzo per l’artista smisurata che è.

Detto questo avrei preferito gli ospiti italiani uno per serata anziché tutti insieme.

Qualcuno lo avrei lasciato a casa volentieri, tipo Gigi D’Alessio, ma questo è un altro  discorso.

Le canzoni in gara come tutti gli anni migliorano a forza di sentirle.

E’ lo stadio intermedio perchè subito dopo diventeranno  delle insopportabili sinfonie trita maroni.

Il podio ieri sera si è tinto completamente d’azzurro.

Il primo posto a Moro era scontato: già dalla prima esibizione aveva ricevuto una standig ovation rara per un artista emergente. Il premio della critica altrettanto scontato, del resto non ho sentito tra le canzoni emergenti altri testi capaci di meritarlo. Sarà retorica quella del facchino romano, ma ammetto che sono contento per lui.

Mi stupiscono gli Pquadro al terzo posto: personalmente avrei piazzato al secondo posto il tango della Galimberti e al terzo il Bivio di Centomo visto che i Korakhané erano già fuori.

Ma tornando ai recuperi sanremesi.

In queste giorni sono tornate le polemiche. Dopo quelle dei cachet milionari  sono arrivati i botta e risposta Baudo-Bonolis , Baudo-del Noce, ecc.

Si è recuperato, anche questo tipicamente italiano, lo sfondo sessuale soprattutto grazie a un Pippone nazionale al Viagra che bacia tutte le donne che si trova davanti, soprattutto quelle più affascinanti. Ci mancavano questi ingredienti, eh sì ci mancavano proprio!

Per chiudere una nota sul dopofestival che ieri sera ho, purtroppo, trascurato.

Stavo seduto sulla sedia perché se passavo al divano mi sarei svegliato stamane con la rugiada sul naso, poi ho sentito uno scossone e mi sono reso conto che nonostante la scomoda posizione Morfeo aveva vinto lo stesso.

Mi dispiace perché questa era la puntata migliore, c’era anche il Direttore!

Sono contento per il successo di Chiambretti, perché è chiaro che il merito è suo.

Per fortuna sono riuscito a vedere la clip con  la vincitrice morale di questo Festival scoperta proprio dal grande piccolo uomo di Markette e ormai prossima a diventare una star: Momo!

Non so se ce la farò, ma stasera a costo di imbottirmi di caffé devo seguire l’ultima serata.

E visto che i tempi sono maturi lancio il pronostico sui primi cinque posti in classifica finale che più che altro è quello che vorrei vedere:

1 Simone Cristicchi

2 Tosca

3 Daniele Silvestri

4 Paolo Rossi

5 Amalia Grè

Magari anche in una altro ordine purché siano loro!

Ettorissimo

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Variazioni sanremesi «

venerdì, 02 marzo 2007 - In ---> tubi catodici, cronache per tutti i gusti «

                                                                                

Terza serata di Festival. Le canzoni sono state digerite, perciò si passa alle variazioni.

Un’invenzione degli ultimi anni che ha sostituito il vecchio vizio di farle cantare, più o meno nella stessa versione, da artisti stranieri.

Le variazioni potrebbero e  dovrebbero servire, almeno credo, a farle apprezzare di più.

Eppure quelle migliori, a mio parere,  rimangono le stesse ascoltate nelle due serate precedenti in versione originale.

A parte qualche caso.

Raro.

Vedi la canzone di Mango che, con la partecipazione della consorte Laura Valente già voce dei Matia Bazar, acquista punti.

Mi chiedo: perché non hanno partecipato insieme sin dall’inizio?

Non so se avrò mai risposta.

Lo stesso discorso vale per Milva ed Enrico Ruggeri e la delicata e ipnotica Antonella Ruggero accompagnata dai cori alpini del Trentino.

Rimane raso terra la voglia di “vita normale”  della Facchinetti Family: ai due urlatori, il più giovane assolutamente cacofonico, si unisce Anguun:  l’urlatrice indonesiana.

Un  viagra naturale per il Pippone nazionale.

E’ l’anno della canzone teatro che a me piace ascoltare e vedere in tv. Cristicchi, Tosca e Paolo Rossi, accompagnati rispettivamente da Sergio Cammariere, Massimo Venturiello e i Tetes de Bois ai primi tre  o almeno tra i primi cinque posti in classifica finale. Insieme a loro "La Paranza"

Oggi, facendo la rassegna stampa della seconda serata del festival, leggevo, a proposito di Amalia Grè, che o la si ama o la si odia.

L’ho scritto ieri e lo ribadisco oggi. Io non posso fare a meno di amarla.

Dopo la performance con Mario Biondi ancora di più.

Diverte il Califano di Max Tortora, ma devo ammettere che questa terza serata dà il meglio di sé al dopofestival.

Chiambretti scopre un nuovo fenomeno.

Si chiama Momo, è una sorta di ibrido uomo-donna, senza offesa ci tengo a dirlo.

Il suo vero nome è Simona Cipolloni nativa di Lanciano, provincia di Pescara, oggi vive a Roma e questo nome d’arte le è stato suggerito da Totò in una improbabile apparizione.

La sua canzone, che racconta di un incontro con un santone orientale, è una di quelle rifiutate dalla commissione, presentata ieri sera e riproposta oggi proprio al Dopofestival.

Non c’è da stupirsi sulle cause dell’esclusione, anche se immagino che diventerà un tormentone: “apri fontanella , chiudi fontanella, prendi l’energia e mettila di qua. Una anca di qua, una anca di là..”

Fenomenale!

Più da vedere che da ascoltare.

Pulsatilla, dopo lo shock subito  ieri di fronte ad Albano, che  a mio parere ha fatto la figura del… (no, non voglio scendere così in basso) bacchetta Luzzato Fegiz che manca di educazione verso Amii Stewart  e cerca, con garbo e intelligenza, di rimorchiare non uno, ma tutti e quattro i Velvet.

Buongustaia!

Il gruppo di ascolto di oggi è formato da un duo eccezionale: Alfonso Signorini e Mauro Corona. Basta immaginarseli, seduti l’uno accanto all’altro, per credere che si arriverà davvero al riconoscimento delle coppie di fatto.

La terza serata è da sempre lo spartiacque. Almeno da quando il Festival dura cinque giorni. 

E’ quella in cui si viaggia a ritmo stabile e sostenuto, senza frenate e accelerazioni.

Domani si darà gas al carrozzone festivaliero con i primi risultati che riguardano gli emergenti.

Seguirà lo scatto finale di sabato con la vittoria tra i big.

E poi...  tutti in archivio!

Ettorissimo

 

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Sanremo 2007: atto secondo «

giovedì, 01 marzo 2007 - In ---> tubi catodici, cronache per tutti i gusti «

                                                                 

E’ finita anche la seconda serata del festival.

Dopo tutto quello che è stato detto ieri sull’emozionante apertura del baraccone tornato ai fasti baudeschi, grazie ai quali spettatori, giornalisti e telespettatori si sono sentiti di nuovo a casa, oggi si va avanti con rinnovata energia. Ma i numeri parlano e forse tutti si aspettavano di più.

Tutto sommato la puntata di riscaldamento è andata.

E nella seconda si recupera tutto il meglio del festival classico. Anche lo sforamento temporale.

Michelle Hunziker è finalmente quella solita, la svizzera dal sorriso facile, impertinente e poco osservante di certe regole e infatti anziché scendere dalla classica scala sanremese arriva sul palco direttamente dalla platea. E poi giù sullo scivolo insieme a Pippo.

Se ieri avevo preferito i big ai giovani oggi non lo so.

C’è il meglio e il peggio delle canzoni tra entrambi le categorie. Anche se il peggio in assoluto è firmato fratelli Bella.

Prima riscoperta personale: Tosca.

Recupera una certa canzone popolare, la canzone da teatro che suscita sensazioni epidermiche  e riporta alla memoria la migliore Gabriella Ferri.

Bravo anche Paolo Rossi, maestro nell’interpretazione, da ottimo attore quale è.

Amalia Grè, di lei non si è parlato per niente neanche  al Dopofestival non è passata neanche nell’rvm che riassume le tre ore di prima serata. Divina. Non trovo altre parole. Semplicemente divina.

Ho trovato eccessiva la standing ovation per Dorelli, con tutto rispetto per lui che tra l’altro è un personaggio che mi ha sempre ispirato simpatia. Ma il peggio del peggio lo identifico in Albano. A parte il fatto che dovrebbe seguire i consigli di una certa Pulsatilla e pensare alla pensione , invece di fingere di non capire le sue domande  e fare modo e maniera di zittirla con il suo fare strafottente. Eppure a renderlo così pieno di sé sono in tanti. Un vero intoccabile con il vizio delle retorica, compresa quella del perdono, e del qualunquismo. Per esempio, nessuno chiede la causa dell’erroneo attacco durante l’esibizione. Vorrei poterlo mandare a casa già da ora, ma purtroppo non ho questo potere.   

Tra i giovani, è chiaro, vincerà Fabrizio Moro. Quello della platea non era un applauso, ma un vero e proprio plebiscito. Mi unisco e condivido. Non che abbia trovato in lui il massimo dell’originalità, ma almeno era gradevole per musica e contenuti.

Bravi Ficarra e Picone, meglio della satira vista ieri.

Passabili senza commenti, perché piatti, gli ospiti stranieri.

Anche stasera non sono mancati i cloni. Paolo Meneguzzi clone di se stesso come lo è stato ieri Mango, l’esordiente Romina Falconi che ricorda un po’ la primissima Giorgia.

Il festival è entrato nel vivo. 

Io, in attesa della rassegna stampa che farò domani mattina  o meglio tra poche ore, mi preparo alla terza serata  che vedrò dopo aver passato la mia anonima giornata a vendere maglieria, abiti da uomo e cinte in ecopelle! Per ora purtroppo non ho frustrazione migliore per tirare avanti.

Non mi resta che sperare in un futuro migliore e tornare, domani sera, alle cronache sanremesi dal divano di casa mia!

Ettorissimo

 

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